Biennale di Senigallia, Intermezzo / Edizione Intermedia 2026 — Appunti giuridici e altre esitazioni
# Invito a partecipare
Biennale di Senigallia — Intermezzo / Edizione Intermedia 2026
La fotografia dice la verità? (Appunti giuridici e altre esitazioni)
Invitiamo storici, giuristi, fotografi, archivisti, periti e studiosi dell’immagine a proporre contributi che riflettano sul ruolo probatorio e documentario della fotografia nell’era digitale, tra tribunali, archivi e pratiche quotidiane dello sguardo. La giornata di studio si terrà venerdì 19 giugno 2026, presso l’Auditorio San Rocco, Piazza Garibaldi (Piazza del Duomo), Senigallia.
Per oltre centocinquant’anni la fotografia analogica è entrata nei tribunali come una vecchia testimone affidabile: non infallibile, certo, ma dotata di un corpo fisico, di un negativo, di tracce materiali che si potevano discutere, esaminare, persino contestare.
Oggi, nell’epoca delle immagini digitali infinite, questa fiducia appare improvvisamente ingenua. Un file può essere copiato, riscritto, ricomposto pixel per pixel: ciò che vediamo sullo schermo è un’immagine senza peso, pronta a cambiare senza lasciare quasi impronte.
Eppure, proprio come Venezia, costruita con ostinazione su fango e pali di legno, questa lunga tradizione di fotografia analogica continua a offrirci un terreno sorprendentemente stabile. Non è granito, non è roccia: è una piattaforma fragile, ma collaudata, che ha retto secoli di maree, cause civili, perizie e controversie.
La domanda è allora inevitabile: nel passaggio dal negativo al file, stiamo costruendo una nuova Venezia su una laguna di dati di cui non conosciamo più la profondità né la consistenza?
Tra le varie forme di comunicazione, la fotografia è forse quella che più di tutte chiama in causa la realtà, ma non la dimostra affatto: senza qualche precauzione può essere il frutto di un malinteso, di un bias, di ciò che qualcuno vuole vedere – e far vedere – e spesso ci riesce.
In questa conferenza proveremo a mettere a confronto tre figure:
- il giudice, che deve decidere se un’immagine merita fiducia;
- lo storico, che la usa come documento;
- noi, spettatori quotidiani, che continuiamo a credere alle fotografie « perché sembrano vere ».
Che cosa resta della verità fotografica quando il supporto si smaterializza? E quanto tempo reggerà questa nuova città delle immagini, costruita sull’onda lunga del digitale, prima che le sue fondamenta comincino davvero a cedere?
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Consideriamo il ritratto riprodotto nella pagina di fronte. Il pittore ha incontrato il modello, il fotografo ha incontrato il disegno, l’editore di Partita doppia ha incontrato la prova all’albumina, il lettore tiene ora la rivista tra le mani.
1. Holbein il Giovane incontra il suo modello – forse a Londra, intorno al 1527. 2. Verso il 1860, il fotografo-editore della « Serie I » incontra il disegno agli Uffizi di Firenze e realizza un negativo su vetro. 3. Da quel negativo viene tirata la prova all’albumina, montata su cartone, timbrata e venduta a un primo collezionista (nome sul retro del montaggio). 4. Nel 2025, Atelier41 incontra a sua volta questa prova in un’asta parigina. 5. Nel 2026, il lettore di Partita Doppia incontra infine l’immagine riprodotta sulle pagine della rivista.
Nel passaggio dalla creazione del negativo a quella della stampa c’è qualcosa di sorprendentemente rassicurante per lo spirito: la fotografia analogica conserva una traccia continua, quasi tattile, di questo percorso. Il negativo custodisce la memoria materiale dell’incontro con il disegno, la stampa ne è la proiezione fragile ma fedele. In questa piccola distanza – dal vetro all’albumina, dal cartone alla pagina stampata – si mantiene una forma di verità che non è mai assoluta, ma lascia supporti, indizi, prove da interrogare.
Per informazioni e proposte di intervento: Sergio Marcelli – tel. 380 1958024 – e-mail : consigned@plantureux.it
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