Invitiamo storici, giuristi, fotografi, archivisti, periti e studiosi dell’immagine a proporre contributi che riflettano sul ruolo probatorio e documentario della fotografia nell’era digitale, tra tribunali, archivi e pratiche quotidiane dello sguardo. La giornata di studio si terrà venerdì 19 giugn
Catégorie : Primavera 2026 (Page 1 of 2)
« Tra le mie storie preferite ce n’è una, raccontata da Jean Cau, che con il tempo è diventato per me quasi una lezione, un viatico: un velo che passa davanti agli occhi ogni fois che guardo delle immagini, per schermarmi dal troppo concreto.
Primavera 2026. Harar, al tempo di Rimbaud, o poco dopo
Rimbaud arriva per la prima volta a Harar nel dicembre 1880, dopo un viaggio Aden–Zeila e poi una carovana a cavallo di una ventina di giorni attraverso il deserto somalo. La città è allora un antico emirato musulmano passato sotto controllo egiziano, con una popolazione composta da Harari, Oromo, S
Primavera 2026. L’Altro — Ritratti del Doppio
Crediamo di avere una personalità. In realtà ne abbiamo troppe.
Clyde e Lyons, nella contea di Wayne, New York, sono due comunità gemellate la cui identità ruota attorno a una sottile distinzione : Clyde rimane un villaggio incorporato nella città di Galen, mentre Lyons, a lungo capoluogo della contea e un tempo villaggio incorporato, è ora una frazione della ci
Primavera 2026. Visioni doppie — Inchiesta stereoscopica: cercare un gabbiano
Queste sono fotografie stereoscopiche amatoriali, realizzate durante un’estate russa nei primi anni del Novecento. Sono perfettamente contemporanee al successo dei drammi di Anton Čechov, come Il gabbiano e Zio Vanja.
Primavera 2026. Una storia popolare dell’America attraverso le etichette dei sigari
Prima di entrare nei musei, prima di essere catalogate nei manuali di storia della fotografia o della grafica, molte immagini dell’America hanno viaggiato nel mondo sotto forma di etichette di sigari.
Primavera 2026. Lo specchio Passe-Temps di Lyes Hammadouche
L’idea nacque durante una visita alla National Gallery di Londra, dove l’artista rimane stupito davanti a un’opera del 1434 : il ritratto di Giovanni Arnolfini con la moglie, piccolino olio su tavola di quercia dipinto da Jan van Eyck.
Negli ultimi anni il mercato dell’arte ha progressivamente assunto la forma di un campionato di Formula 1. Le grandi fiere internazionali funzionano ormai come circuiti professionali: per partecipare non basta avere buone opere o buone idee.
Accetto volentieri il sospetto di essere « malato », affetto da una sorta di collectionite ossessiva: perché nascondere i mali sotto le parole? Prendo questa « diagnosi » sul serio: il carattere matriciale della collezione mi permette di passare dal mondo degli oggetti a quello delle idee.