un’affascinante sequenza di immagini riconnesse, senza parole

# Nelle librerie di Senigallia: Obsession vaut titre

un’affascinante sequenza di immagini riconnesse, senza parole

« Nell’animo umano ci sono problemi pesanti che nessuno può risolvere in poche parole », osserva Georges Bataille.

Accetto volentieri il sospetto di essere « malato », affetto da una sorta di collectionite ossessiva: perché nascondere i mali sotto le parole? Prendo questa « diagnosi » sul serio: il carattere matriciale della collezione mi permette di passare dal mondo degli oggetti a quello delle idee.

In questa ricerca frenetica di immagini, possedere non è niente; l’individualità del gesto tende verso una forma collettiva di condivisione.

All’inizio questo album doveva intitolarsi Photo-romane. Il titolo è arrivato da solo. Interessandomi alla fotografia popolare, mi piaceva l’incontro inatteso tra il periodo « romanico » e il « roman-photo ».

Baudelaire mi aveva già passato il testimone: L’art romantique non oscilla forse tra la Roma antica e « l’arôme antique »? Perché non far subire la stessa torsione all’« arte romanica », filtrata attraverso un gergo fotografico?

A furia di classificare immagini ho sentito il bisogno di scendere nei margini, di raschiare il fondo dei cassetti, di perdermi nella penombra dell’arte fotografica. Autodidatte, ludiche, infantili, popolari, da fiera, erotiche, malsane… Arcaismi, errori, sconfinamenti: certe immagini hanno una vita propria, ricordi muti liberati dal giogo del discorso.

Quelle rimaste finora « sul pavimento » hanno finito per essere classificate a loro volta. Dal gioco solitario che è l’atto di collezionare è emersa una messa in scena: 252 fotografie riunite in un album che si presenta come un’opera visiva dalla logica narrativa. Una storia in cui le parole cedono il posto ai segni, a una scrittura silenziosa che mette in scena il fotografico.

Dal documentario sociale è nato il fotoromanzo. Tra arte popolare e cultura da stazione, Jean Claude Chirollet lo definisce « una sequenza di immagini discontinua che valorizza ogni immagine per se stessa, dando una forte autonomia artistica a ciascun istante ».

Jan Baetens intende per roman photo « ogni narrazione visiva realizzata con immagini fotografiche disposte in sequenze e montate su un supporto paginato, con o senza didascalie ». Discontinuità, autonomia, sequenza, montaggio: tutte nozioni che mi interessano, ma per me l’assenza di testo è decisiva.

Le molte pagine che ho dedicato a queste immagini non mi convincono: a parte questo breve chiarimento, non c’è bisogno di commento. Lo spettatore deve costruire la propria lettura; anche quando sono orchestrate, le immagini devono rimanere aperte.

Resta comunque la questione del « romanzo ». « La letteratura fallisce, ci dice Georges Bataille, se si ostina a dipingere la felicità. Il suo scopo è il piacere che risulterà dalla lettura, ma il piacere non può essere raggiunto direttamente: un romanzo deve mettere in gioco difficoltà o cadute, che diano angoscia o facciano ridere, altrimenti la lettura non interesserebbe, non darebbe alcun piacere ».

Non essendo affatto romanziere, devo accettare che l’eventuale racconto si costruisca altrove: nei vuoti, nelle ellissi, negli urti tra un’immagine e l’altra.

Si avvicina spesso il roman photo al cinema o al fumetto: effetti di temporalità, di simultaneità, gioco di montaggio. Questione di tagli e di « inter-immagini », il procedimento ci tiene in equilibrio instabile tra forma e contenuto, descrizione e narrazione.

« Un Don Chisciotte inedito, apocrifo, sarebbe più interessante di un brutto romanzo », osserva Hugo Pratt.

Forse la pratica del collezionista assomiglia a quella di un cavaliere errante che combatte chimere, quei mulini a vento in cui Don Chisciotte vedeva dei giganti. Bergson vi legge « un’inversione del senso comune che consiste nel modellare le cose sull’idea che si ha, invece di modellare le proprie idee sulle cose ».

Sfogliare questo album, scena dopo scena, significa accettare questo scarto: vedere davanti a sé ciò a cui si pensa, invece di pensare a ciò che si vede.

I fondali dipinti degli studi fotografici intrattengono una strana familiarità con il teatro a buon mercato, un teatro dell’assurdo che, attraverso i suoi effetti irreali, ci mette alla prova delle parole – o almeno del pensiero logico. Immagini derisorie che rimandano all’assurdità della nostra condizione, ma immagini comunque sottratte al mucchio e ri-aggregate per illuminare il loro stesso vocabolario visivo e, così facendo, instaurare un rapporto inedito con la conoscenza.

Ogni fotografia è stata prelevata da un universo singolare, familiare, e « promossa alla dignità di oggetto d’arte ».

Ne risulta una collezione di ready-made scelti per il loro carattere esemplare o enigmatico. Immagini indiziarie, fornitrici di concetti, che sollecitano l’indagine teorica; immagini esca, eterogenee: poco importa a quale distanza ci tengono, tutto si gioca nel modo in cui le consumiamo e nel tempo di lettura che concediamo loro.

Per quanto si sfogli questo album e si passi da una scena all’altra, creduli come spettatori a teatro, il reale finisce sempre per raggiungerci. La fotografia offre diversi livelli di realtà, ed è difficile restare a lungo sotto il puro incantesimo della finzione. Fare la parte tra metafora e letteralità, finzione e realtà: non è forse questo, in fin dei conti, il vero nodo di questa messa in scena?


La pubblicazione

La versione francese di questa nuova pubblicazione:

Nicolas Devigne, Obsession vaut titre, Senigallia, Atelier41, 2026, in-4 piccolo, 260 pagine.

Si può ordinare presso la rivista Partita doppia (30,00 € + spese di spedizione con Poste Italiane o corriere).

Un’edizione italiana, ampliata a circa 360 pagine, è prevista per giugno 2026 (prezzo di copertina 40,00 €; prezzo di sottoscrizione 30,00 € + spese di spedizione).

Bibliografia essenziale

  • Georges Bataille, Lettres à Roger Caillois: 4 août 1935 – 4 février 1959, Folle Avoine, 1987.
  • Jan Baetens, Du Roman photo, Medusa Médias / Les Impressions nouvelles, 1992.
  • Bernard Leconte, « Révélations photographiques – L’imaginaire et ses doubles… », in Pour la photographie, t.2, GERMS, 1987.
  • Georges Bataille, « Le bonheur, l’érotisme et la littérature », in Œuvres complètes, XI, 1944-1949.
  • Hugo Pratt – Dominique Petitfaux, De l’autre côté de Corto, Casterman, 1996.
  • Henri Bergson, Le Rire. Essai sur la signification du comique, Culturea, 2024.