Fotografie di gemelli di Patrizia Lo Conte
# L’Altro — Ritratti del Doppio
Dice Freud che dentro ognuno di noi alberga qualcosa di oscuro che non riusciamo nemmeno a identificare, ma che condiziona ogni nostra scelta.
Consolante, no?
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Crediamo di avere una personalità. In realtà ne abbiamo troppe. Siamo più persone contemporaneamente, e nessuna di loro è d’accordo con le altre. La letteratura lo sa da sempre : lo specchio è l’unico mezzo che abbiamo per vedere il nostro volto, e quello che ci restituisce è già un altro — il nostro doppio. Da Dorian Gray in poi, la questione non ha smesso di tormentarci.
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I gemelli, il sosia, l’ombra. Freud lo chiama il perturbante — quell’inquietante familiarità con ciò che vorremmo tenere nascosto. Jung lo chiama l’ombra, la Notte della Coscienza : tutto ciò che abbiamo rimosso e che ci segue ovunque, fedele e scomodo come un parente che non abbiamo invitato. Castaneda lo chiama il Corpo Energetico — ma questa è un’altra storia.
Vivere con il proprio doppio fin dal primo giorno è un’esperienza che sfida ogni nozione di identità individuale. I gemelli si costruiscono guardandosi — e spesso si perdono facendolo.
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C’è chi ha passato anni a lottare per essere « l’altro », chi non riesce a immaginare il mondo senza quella presenza speculare, chi la vive come un privilegio e chi come un peso. Ognuno porta con sé una storia diversa, ma tutti condividono una domanda fondamentale : dove finisco io e dove comincia l’altro?
Da queste suggestioni è nato il progetto fotografico Twins : una ricerca tra giovani coppie di gemelli a Senigallia, per esplorare quel rapporto unico fatto di specchio, competizione e dipendenza — una sorta di telepatia nata prima ancora delle parole.
La fotografia, del resto, porta in sé il perturbante per natura. Vedersi in una foto è sempre un’esperienza leggermente inquietante : in ogni immagine sopravvive una quota di non riconoscibilità.
Siamo noi, eppure no. L’altro è sempre lì.
Patrizia Lo Conte
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