La collezione Baselitz a Budapest
Georg Baselitz ha dedicato oltre sessant’anni alla creazione di un’importante collezione di stampe manieriste, spinto dal suo personale fascino per la distorsione, la tensione emotiva e la sperimentazione tecnica.
La mostra di Budapest permette ai visitatori di vedere come il suo sguardo di artista contemporaneo risuoni con lo stesso spirito inquieto che animava gli incisori del XVI secolo.

Allo stesso modo in cui un artista contemporaneo può muoversi liberamente ed entusiasticamente attraverso cinque secoli di storia dell’arte, lo spettatore della fotografia antica può cercare di costruire un legame simile attraverso il tempo.
Confrontando gli audaci esperimenti degli incisori manieristi con il paziente lavoro dei pionieri della fotografia monocromatica, diventa più facile comprendere l’energia, la perseveranza e l’inventiva necessarie per usare un unico colore per sorprendere lo sguardo e stimolare l’immaginazione.
Anche entro i limiti di un solo inchiostro, gli stampatori e i fotografi hanno scoperto quanto un colore potesse sorprendere la vista. Modificando leggermente la tonalità della carta, la densità dell’inchiostro e il contrasto, trasformano immagini apparentemente semplici e monocromatiche in spazi magici di luci e ombre che sembrano quasi vibrare di colori.
Con la recente invenzione della stampa, i progressi nella xilografia e, successivamente, nell’incisione su rame per l’illustrazione dei libri aprirono possibilità senza precedenti per gli artisti tedeschi, italiani e, gradualmente, anche per quelli di altri paesi europei.

Questa immagine ci trasporta in una città immaginaria che sembra appartenere all’Europa centrale e, allo stesso tempo, a un luogo stranamente lontano nel tempo. La prospettiva rigorosa, il pavimento a scacchiera e le logge ad arco potrebbero appartenere a un set teatrale rinascimentale, ma i pesanti blocchi di inchiostro marrone e nero la avvicinano al design grafico moderno.
Il risultato è uno spazio che potrebbe essere il cortile di una chiesa a Budapest, una piazza coloniale in Messico o un frammento dimenticato di un dipinto di Escher: nessun luogo specifico e quindi ovunque allo stesso tempo.

Ciò che conferisce alla scena la sua tranquilla intensità è la moderazione cromatica: bastano pochi toni, accuratamente stratificati, per creare profondità, architettura e atmosfera. Questa tavolozza limitata genera una tensione creativa, come se la stampa fosse in costante mutamento tra secoli e continenti, ricordandoci come una « semplice » immagine a due colori possa risuonare attraverso le epoche e le culture.






Dopo Budapest, la mostra Chiaroscuro. Stampe manieriste dalla collezione Baselitz sarà presentata a Firenze.
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