Mostra Kentridge a Spoleto

di Federica Polgrossi con/per Utopies Domestiques

Dai « pensieri fuggitivi »

Dal 28 giugno 2025 all’11 gennaio 2026, Palazzo Collicola a Spoleto ospita Pensieri fuggitivi, una vasta retrospettiva dedicata a William Kentridge. Curata da Saverio Verini e organizzata in collaborazione con il Festival dei Due Mondi, il William Kentridge Studio e la galleria Lia Rumma, la mostra occupa gli spazi del piano nobile del palazzo, proponendo oltre cinquanta opere, tra disegni, sculture, video, stampe e taccuini, che attraversano un arco di venticinque anni di ricerca artistica.

È un sicuro buon punto di partenza per avvicinarsi a una poetica non di facile accesso: una produzione così variegata, segnata da una provvisorietà a tratti disorientante, in cui ci si trova immersi più che tra opere da « mostrare », tra rendiconti diversificati di un processo (che però è anche l’opera stessa nel suo farsi e darsi). La mostra, nel suo insieme, può essere percepita come un’unica opera declinata di volta in volta in diversi supporti, ognuno, nella sua diversità, utile a completare la percezione (e la comprensione) di un altro supporto: la statua per un disegno, un disegno per il film, il film per il taccuino, per un lavoro tessile o per una stampa, e il tutto viceversa.

Ciò avviene in una combinazione infinita e ricorsiva, dove a ogni possibile inizio possono corrispondere molte continuazioni-concatenazioni di forme, scritture, contenuti. Un agire per stratificazioni, ritorni e cancellazioni, per riscrivere lasciando visibile il prima, la memoria, anche solo in trasparenza.

Fra Fugitive Words (flip book film, 2024), richiamato anche dal titolo della mostra, sculture recenti come Pour (2022), Untitled VIII (Nose on Horseback) (2007), micro-monumento in bronzo che parodizza la retorica dell’autorità e fa parte della serie Nose (2007-2009), Drawing for Sybil (2019), Studio Notebooks History on One Leg (2024), riproduzioni di taccuini esposte come « archivio consultabile », lavori tessili e a più mani, come le opere della Porter Series, l’attenzione si sofferma su:

Chiesa di San Francesco Saverio, Palermo, Cash Book Drawing I, V, VI e VIII (2023), inchiostro indiano, carboncino e matita colorata su carta trovata, 62,5 × 87 × 5 cm (Courtesy: l’artista / the artist e / and Galleria Lia Rumma Milano/Napoli).

Archangel Michael e Pope Ass (2015), carboncino e matita rossa su pagine di registro trovate, 83×63×4 cm (Courtesy: collezione privata / private collection).

Una pratica apparentemente poco spettacolare ma decisiva: quella del disegnare sopra pagine di libri contabili storici come « supporto ».

Disegnare sul dare e avere: i ledger book come « supporto » di una storia nuova

Tra le pratiche più rivelatrici c’è quella di disegnare su pagine tratte da cash book e ledger book novecenteschi. L’esempio più esplicito è Accounts and Drawings from Underground: The East Rand Proprietary Mines Cash Book, 1906, un progetto editoriale nato dal lavoro con la studiosa Rosalind C. Morris.

Il libro assume come base un cash book del 1906 della East Rand Proprietary Mines e lo trasforma in un oggetto nuovo. Una serie di disegni a carboncino (soprattutto paesaggi) si sovrappone alle scritture contabili, lasciandole leggibili in filigrana e trasformandole in testo visivo.

È una scelta anti-decorativa. La pagina contabile è, per definizione, una macchina di equivalenze: righe, colonne, ripetizioni, pareggiamenti. È una tecnologia della misurazione apparentemente neutra, finalizzata alla stabilità di un bilancio. Il carboncino, al contrario, è materia instabile: sfuma, sporca, si corregge cancellando. Sovrapporli significa far coesistere due regimi di registrazione: quello che pretende di rendere il mondo traducibile in valore e quello che, invece, ne restituisce l’opacità (del medesimo processo valoriale).

Non a caso, le presentazioni della serie insistono sul fatto che il testo sottostante non è un semplice fondale: è parte della storia dell’opera come « supporto » della sua esistenza; ne condiziona sin dalla sua origine l’essere, oltre che la doppia lettura del libro contabile e del disegno contaminati.

The East Rand Proprietary Mines, una miniera come infrastruttura sociale

The East Rand Proprietary Mines è una miniera che appartiene al sistema aurifero del Witwatersrand, uno dei più grandi per dimensioni e impatto ambientale e sociale del pianeta. L’oro nell’East Rand viene scoperto nel 1888 e in pochi decenni l’estrazione ridisegna insediamenti umani, reti ferroviarie, gerarchie urbane e rapporti di lavoro. La East Rand Proprietary Mines viene costituita nei primi anni Novanta dell’Ottocento e si sviluppa nell’area di Boksburg, a est di Johannesburg, legando il destino di interi territori alle logiche dell’industria estrattiva.

Stampa all'albumina, Mina in Africa del Sud, sitio di Kimberley, 1890 circa. Atelier41
Stampa all’albumina, Mina in Africa del Sud, sitio di Kimberley, 1890 circa. Atelier41

Nel primo Novecento si consolida anche un modello di lavoro migrante e segregato, con reclutamenti transfrontalieri, contratti temporanei e barriere strutturali a qualsiasi forma di progresso sociale, con conseguenze profonde sulle comunità coinvolte e sulla forma della società sudafricana.

Il ledger, con la sua lingua impersonale del « dare e avere », registra spese e ricavi; ma registra anche, indirettamente, corpi e fatica trattati come variabili di un bilancio, nonché implicazioni geomorfologiche, urbane e territoriali, ambientali.

Registri e palinsesto: ritrovamento, esposizione, riscrittura della politica della misura

Kentridge sceglie i libri contabili perché sono, insieme, documento e sintomo. L’archivio economico promette trasparenza – « tutto è registrato » – ma è anche un dispositivo di rimozione: traduce una realtà materiale e immateriale violenta in numeri equivalenti, rendendo invisibili le asimmetrie che li producono. Disegnare su quelle pagine significa riaprire il conto, immettere uno sbilanciamento, un attrito formale dove c’era solo « quadratura ».

La limpida e preordinata griglia del « dare e avere », come base necessaria e supporto imprescindibile, incontra la grana del carboncino; il paesaggio minerario, con i suoi tagli e i suoi vuoti, interrompe la fiducia nella neutralità del documento. È possibile riconoscere anche una risonanza formale: la pratica di Kentridge della cancellazione incompleta, il figurare indefinito – che lascia tracce, non annulla, riapre al ridisegno – dialoga con il principio stesso della contabilità come sistema di correzioni e compensazioni.

Una compensazione mai neutra: la pagina contabile non « pareggia » la storia, è uno fra gli altri tentativi di normalizzazione. Il disegno, invece, introduce un eccesso, un resto non computabile, fuori misura, nella politica fra uomini, oggetti, viventi animali e vegetali ed energia del loro movimento.

Altre opere su carte contabili

Le note di presentazione della serie ERPM ricordano che, oltre alle pagine del 1906, compaiono fogli di altri mine ledger, a conferma di una ricerca che attraversa più archivi minerari. La stessa logica torna in ambito incisorio: nella viewing room Making Prints, ad esempio, Yesterday’s Good Idea (2016) è una woodcut stampata anche su fogli tratti dal Manager’s Cash Book Ledger (1925-1927) della New Kleinfontein Company Ltd, cioè su un’altra stratigrafia amministrativa e industriale che l’immagine riattiva.

Un passaggio ancora più esplicito riguarda Triumphs and Laments (Roma, 2016). Nella descrizione del progetto, Kentridge racconta che i disegni preparatori a carboncino furono realizzati su pagine di un vecchio cash book, usando linee e margini del registro per provare scala e giunture del futuro fregio sul travertino. Anche qui la contabilità agisce come griglia e come memoria materiale, prima ancora che come simbolo. Mai un episodio isolato, ma sempre una costellazione.

Frammenti biografici: Johannesburg, il teatro come metodo delle arti

William Kentridge nasce a Johannesburg nel 1955. Cresce in un contesto segnato dalla violenza istituzionale dell’apartheid e dall’impegno civile dei genitori, avvocati noti per cause legate ai diritti e alla difesa di dissidenti: una biografia che non si traduce in « arte a tesi », ma in una costante attenzione alle forme del potere e alle sue rimozioni.

Dopo gli studi all’Università del Witwatersrand, si forma anche come attore e regista, e il teatro diventa per lui un laboratorio di montaggio: come mettere in scena un’immagine, come costruire il tempo di un gesto, come far parlare un dettaglio senza fissarlo in un significato unico. Tra fine anni Ottanta e anni Novanta matura il ciclo Drawings for Projection: film d’animazione ottenuti fotografando la trasformazione di disegni a carboncino, cancellati e ridisegnati sullo stesso foglio. La traccia della gomma e l’alone della cancellazione diventano linguaggio: l’immagine non nasconde il ripensamento, lo mette in evidenza. È un’estetica che fa del « non definitivo » una postura etica e che rende visibile una memoria fatta di residui, non di monumenti.

Negli anni successivi il lavoro si espande in installazioni video multicanale, teatro d’ombre, opera, progetti pubblici e collaborazioni con musicisti e performer. Ma la logica resta la stessa: costruire immagini che mostrano il loro farsi, capaci di tenere insieme l’energia della scena e la densità dei documenti, l’ironia e la tragedia, il particolare e l’ordine storico.

Kentridge Studio: collaborazione per un’unica opera costruita per traduzioni

La dimensione di studio, in Kentridge, non è un semplice supporto produttivo: è parte dell’opera. Disegno, stampa, montaggio, musica, dispositivi scenici, artigianato e ricerca d’archivio si intrecciano in una catena di traduzioni che richiede competenze molteplici e un lavoro corale.

È significativo che una parte di questa ecologia collaborativa si renda pubblica attraverso progetti come il Centre for the Less Good Idea (Johannesburg), pensato come luogo per sperimentare anche a partire dall’idea « meno buona »: quella non perfetta, laterale, provvisoria, capace di aprire strade che l’idea « giusta » spesso chiude troppo in fretta. In questo quadro, il team non è un « apparato » dietro l’autore, ma un modo di tenere aperto il processo.

Bibliografia

  • Art a Part of Culture (2025), William Kentridge. Pensieri fuggitivi a Palazzo Collicola di Spoleto. Disponibile su: https://www.artapartofculture.net/
  • Arte.it (2026), William Kentridge. Pensieri fuggitivi – Mostra, Spoleto, Palazzo Collicola. Disponibile su: https://www.arte.it/
  • Bodleian Libraries (2026), Collection: Papers of Sir George Farrar and family. Bodleian Archives & Manuscripts. Disponibile su: https://archives.bodleian.ox.ac.uk/
  • Britannica (2025), William Kentridge. Encyclopaedia Britannica. Disponibile su: https://www.britannica.com/
  • Centre for the Less Good Idea (2025), sito ufficiale. Disponibile su: https://lessgoodidea.com/
  • Columbia Center for Global Thought (2025), Accounts and Drawings from Underground: The East Rand Proprietary Mines Cash Book, 1906. Disponibile su: https://cgt.columbia.edu/
  • Goodman Gallery (2014), William Kentridge: Drawings: East Rand Proprietary Mines Cash Book. Disponibile su: https://goodman-gallery.com/
  • Guggenheim (2025), William Kentridge. Scheda. Disponibile su: https://www.guggenheim.org/
  • Harington, J. S., McGlashan, N. D. e Chelkowska, E. Z. (2004), ‘A century of migrant labour in the gold mines of South Africa’. The Journal of The Southern African Institute of Mining and Metallurgy, 104(2), pp. 65-71.
  • Kentridge Studio (2016), Triumphs and Laments. Disponibile su: https://www.kentridge.studio/
  • Kentridge Studio (2025), Pensieri fuggitivi / Fugitive Thoughts. Disponibile su: https://www.kentridge.studio/
  • Marian Goodman Gallery (2021), William Kentridge: Making Prints: Selected Editions 1998–2021. Disponibile su: https://www.mariangoodman.com/
  • MoMA (2025), William Kentridge. Scheda artista. Disponibile su: https://www.moma.org/
  • Mosoane, C. (2003), ‘Ore reserve valuation of mined-out areas and remnants at ERPM’. The Journal of The Southern African Institute of Mining and Metallurgy, 103(2), pp. 87-94.
  • Palazzo Collicola (2025), Mostre: Pensieri fuggitivi. Disponibile su: https://www.palazzocollicola.it/
  • Royal Academy (2025), Accounts and Drawings from Underground: The East Rand Proprietary Mines Cash Book, 1906. Disponibile su: https://shop.royalacademy.org.uk/
  • The Heritage Portal (2016), Johannesburg in 1893. Disponibile su: https://www.theheritageportal.co.za/
  • UChicago Press (2021), Accounts and Drawings from Underground: The East Rand Proprietary Mines Cash Book, 1906. University of Chicago Press. Disponibile su: https://press.uchicago.edu/
  • Vukadin, A. (2025), ‘Two Decades of William Kentridge’. ArtReview, 14 October. Disponibile su: https://artreview.com/