Un ricordo legato alla casa di Ando Gilardi

# Una cartolina da Senigallia: che rapporto intercorre tra fotografia e verità?

Abbiamo ricevuto una cartolina da Senigallia: partendo da un ricordo legato alla casa di Ando Gilardi, Carlo Tortarolo riflette, in modo molto personale, sul rapporto tra la fotografia e se stessi. (nota dell’editore)

Mi ricordo quando Ungaretti definiva così la poesia: « La poesia è una combinazione di vocali e consonanti. Una combinazione però nella quale è entrata una luce; è dal grado di questa luce che si riconosce la verità della poesia ».

La fotografia è già luce, perché si disegna con la luce e all’interno di questa luce, allo stesso modo, entra un significato. Allora potremmo dire che dal grado di questo significato si riconosce la verità della fotografia.

Ma la fotografia testimonia anche altro. La foto congela il tempo ed è tanto accurata da sembrare la fotocopia della vista.

Ma l’arte allora dov’è?

Se mi pongo questa domanda ricordo quando nel 2009 andai a trovare a casa Ando Gilardi, scomparso nel 2012, tra i più originali storici della fotografia italiana e autore, tra le altre opere, di Storia della fotografia pornografica (Paravia Bruno Mondadori Editori, Milano 2002).

Avevo con me una reflex Nikon D70 acquistata di seconda mano e appena la vide mi disse: – ma cosa ci fai con quella roba lì? –.

Siccome non sapevo che cosa rispondere continuò: – ma ci sono tantissime compatte digitali più piccole che costano molto meno e fotografano benissimo – (a quel tempo le fotocamere integrate al telefonino non erano ancora diffuse).

Io ero allibito e non sapevo sinceramente che cosa dire, lui colse il mio imbarazzo e ruppe il ghiaccio in un modo tutto suo: – Sai qual è il miglior modo per fare una foto? –

– No – risposi curioso.

– Il modo migliore è non farla, cerca su internet quello che vuoi fotografare, ad esempio un gatto, e scoprirai che la foto l’hanno già fatta meglio di come potresti farla tu –.

– E poi? – chiesi.

– E poi inizia il bello perché ci puoi lavorare con il computer. Vieni a vedere –.

Guardai il suo pc e mi mostrò i progetti ai quali stava lavorando pasticciando le foto in mille modi e lavorando sugli effetti. Fu lì che compresi che Gilardi non era solo un fotografo o uno storico della fotografia. Ne era anche un filosofo.

Fotografia, collezione privata
Fotografia, collezione privata

Sosteneva anche lui, come Franco Fontana, che la fotografia è la più democratica rispetto alle altre arti. Perché con le impostazioni giuste, anche una scimmia può fare un ritratto.

Ma la macchina fotografica può essere utilizzata da tutti. È in questa semplicità d’uso che la verità della fotografia non è tanto quella di ritrarre il mondo ma quella di mostrare sé stessi per quello che si è. Perché dietro quell’obiettivo non c’è solo l’occhio del fotografo ma la sua mente e il cuore.

E il ritratto è l’accordo finale del cuore e della mente.

Poi c’è la ricerca, l’arte e lo stile, e lo stile nasce da solo perché è il modo in cui nasce un’idea mentre l’arte serve poi a diffondere il contagio.

La vita a volte sembra un fotomontaggio, l’arte non ne parliamo. Ma quando il cuore e la mente si mettono a fuoco anche la risposta sbagliata diventa una splendida verità.

Carlo Tortarolo